mercoledì 2 ottobre 2019

The Strad - There’s inventive and compelling playing in this bumper issue of Vivaldi

The Strad
The Strad  July 25th, 2019 - L'ARCHICEMBALO:VIVALDI

There’s inventive and compelling playing in this bumper issue of Vivaldi

Review by Robin Stowell 

The Strad - L'ARCHICEMBALO:VIVALDI


Financial Times - Vivaldi: Complete Concertos and Sinfonias for Strings and Basso Continuo


Financial Times   July 05th, 2019

Vivaldi: Complete Concertos and Sinfonias for Strings and Basso Continuo — energetic and well-recorded

Review by Richard Fairman - July 5, 2019


Italian Music Magazine "MUSICA"


Italian Music Magazine "MUSICA"  May 2016

Review by  Claudio Bolzan - CD Antonio Vivaldi, Concerti e Sinfonie per archi e continuo Antonio Vivaldi.

Gramophone, 2017



Vivaldi – music and manuscripts

Gramophone18th Apr 2017

Photographs from a fascinating concert in Turin

(Left to right) Marcello Bianchi, Giulia Sardi, Daniela Demicheli, Claudio Merlo, Paola Nervi, Marco Pesce, Matteo Cicchitti and Ljiljana Mijatovic
(Left to right) Marcello Bianchi (concert master) and Giulia Sardi
Paola Nervi. In the background, the autograph score of the third movement of Vivaldi's concerto RV 119 in C minor (Allegro, from the Giordano 30 manuscript collection)
Marcello Bianchi (concert master). In the background, Vivaldi's furious afterthoughts for the second movement (Largo) of the Concerto RV 119 in C minor (from the Giordano 30 collection)
Daniela Demicheli (artistic director)
Claudio Merlo
Marcello Bianchi, Giulia Sardi and Daniela Demicheli
Marcello Bianchi and Giulia Sardi
The Vivaldi Auditorium located inside the Biblioteca Nazionale of Turin, as seen from the gallery porthole
View of the hall of the Vivaldi Auditorium located inside the Biblioteca Nazionale
Marcello Bianchi, Giulia Sardi, Daniela Demicheli, Claudio Merlo, Paola Nervi, Marco Pesce, Matteo Cicchitti and Ljiljana Mijatovic playing Vivaldi's RV 127 in D minor (Giordano 30 collection)
Marcello Bianchi
Virtually all of Vivaldi's existing manuscripts are currently on display at the Biblioteca Nazionale of Turin, and to celebrate this remarkable exhibition the Baroque octet L'Archicembalo gave a special performance at the newly opened Auditorium Vivaldi at the Biblioteca Nazionale of seven Vivaldi concertos with many of the original manuscripts projected on a screen behind the ensemble.
Vivaldi - music and manuscript
 


L'antica musica ridotta alla moderna pratica


CorriereAL  March 12th, 2016
L'antica musica ridotta alla moderna pratica
Review by Pietro Mercogliano

L'antica musica ridotta alla moderna pratica


“L’antica Musica ridotta alla Moderna Pratica”, trattato (Roma, 1555) di Nicola Vicentino, descrive la costruzione di uno strumento musicale bizzarro all’epoca e bizzarro oggi: l’archicembalo; si tratta di una sorta di clavicembalo, l’accordatura delle cui due tastiere consente di eseguire tutti i suoni possibili dei tre modi fondamentali della musica greca.
L’archicembalo dunque era un’idea nuova che consentiva ad uno strumento tradizionale di eseguire tutto l’udibile. (Mi viene da pensare che la meccanica dovesse essere farraginosa ed il suono non meraviglioso, o non mi spiego la pressoché nulla fortuna di un’idea cosí intrinsecamente bella.)

Notando come il curioso nome del curiosissimo strumento sembrasse risultare dalla sciarada di “archi” e “cembalo”, un gruppo d’archi e clavicembalo alessandrino decideva sedici anni fa di costituirsi in ensemble sotto un nome cosí suggestivo. Oggi l’“Archicembalo” è formato al suo completo da undici strumentisti, e spesso ospita altri professionisti in diversi ruoli. L’ultima fatica del gruppo è il disco di Concerti e Sinfonie per Archi e Continuo di Vivaldi che il mese prossimo uscirà per “Tactus”.
Il disco è già stato presentato in anteprima a “Primo Movimento” (RaiRadio3) ed è stato recensito da Piero Barbareschi. Io qui vorrei però parlare ancora di un aspetto fondamentale che emerge dall’ascolto del CD: l’affiatamento speciale del gruppo. In Alessandria – patria per alcuni di loro e per altri terra d’adozione – i membri del gruppo hanno fondato la sede del loro laboratorio, dove condividono le loro esperienze e le loro idee e riscoprono di volta in volta la loro musica: quando arrivano davanti al pubblico, i minuti dei loro concerti sono densi di settimane o mesi di lavoro sui brani e di anni di crescita insieme. Credo sia bello che Alessandria abbia non solo una sua stagione di musica (quest’anno “Alessandria Barocca e non solo…” inizierà il 24 giugno e toccherà anche diversi paesi e città del territorio: Tortona, Tagliolo Monferrato, Valenza, Montale Celli di Costa Vescovato, Valenza) ma una sua propria voce che si possa imparare a riconoscere e con la quale si possa crescere.
Perché nella scelta dell’“Archicembalo” di proporre il repertorio baroccoArchicembalo (soprattutto italiano e soprattutto vivaldiano) su strumenti antichi o di tipo antico c’è proprio l’idea di una crescita progressiva: è un cammino storicamente informato di riscoperta della bellezza della Cultura che l’“Archicembalo” propone al pubblico di Alessandria.
Questi musicisti, pur Maestri e Professori della Musica Dotta ed usi ad esser invitati ad esibirsi in diverse sale d’Europa, sono però convinti, infatti, che non sia nella calcolata costruzione di programmi complessi e nella orripilata elusione del popolare che risieda un fantomatico fantasmatico algore proprio della Grande Musica; ma che, anzi, sia grande la musica che da secoli è in grado di parlarci non appena di un nulla ci voltiamo a porgerle orecchio: e lei, la Musica, subito ci tocca e ci avvolge e ci parla di noi.
Ai concerti dell’“Archicembalo” (il prossimo il 22 marzo con lo “Stabat Mater” di Pergolesi nel Duomo di Valenza, insieme al coro “Gaiamusica” diretto da Roberto Berzero), tutto tende a far percepire anche all’ascoltatore piú scettico come la musica antica e noi non si sia che due punti sulla medesima linea della Tradizione, che ci unisce ed a noi vieta di rimanere impassibili di fronte ad un fatto sensoriale e culturale – la Musica – che per natura e costituzione nostre parla ai piú riposti recessi di noi.
Non credo sia per caso che ad ogni appuntamento proposto dall’“Archicembalo” cui io sia stato presente cosí tante persone si siano mosse dalle loro case, magari in automobile (io da Roma!), e si siano ritrovate altrettanto per caso tutte lí e tutte in quel momento ad ascoltare: io penso sapessero (sapessimo) che lí ed in quel momento c’era qualcosa per cui valeva la pena di affrontare il tragitto.
Quel qualcosa, io credo, è il proprio della Musica e di ogni Arte performativa ben eseguita: il riproporsi sempre nuovo e diverso di un’opera che è sempre la stessa da secoli e che da secoli si fa sempre nuova e sempre emoziona. L’antica Musica ridotta alla Moderna Pratica.
Pietro Mercogliano

Gothic Network, 2016


Gothic Network  January  6th, 2016

 Review by Piero Barbareschi - CD Antonio Vivaldi, Concerti e Sinfonie per archi e continuo 

Concerti e Sinfonie per archi e continuo Antonio Vivaldi. 



Music Web, 2016

Music Web 
Music Web International




ITALIAN
Molti CD dedicati all’opera di Vivaldi contengono concerti solistici. L’ incisione pone l’enfasi sul corpus di concerti e sinfonie per archi e basso continuo, senza parti solistiche. L’opera di Vivaldi consta di poco più di quaranta concerti e di circa dieci sinfonie. La forma musicale del concerto a quattro – scritto per due violini, viola e basso continuo – ebbe grande successo nel tardo Seicento, un successo che durò anche oltre la morte di Vivaldi. Intorno al 1740 Baldassare Galuppi compose una serie di sette concerti in questo stile.
Tra il concerto, in alcuni manoscritti chiamato concerto ripieno, e la sinfonia non esiste una grande differenza. Come spiega Daniela Demicheli nel libretto del disco, la differenza principale è il modo in cui viene trattato il contrappunto. Nei concerti esso è più elaborato, mentre le sinfonie tendono ad essere più omofone, alla melodia viene data un’importanza maggiore e spesso i due violini
suonano all’unisono. Inoltre, le due forme si differenziano per le chiavi: i concerti sono principalmente scritti in chiave minore, le sinfonie invece soprattutto in chiave maggiore.
La maggior parte dei concerti e delle sinfonie di Vivaldi sono stati scritti per e interpretati dall’orchestra delle fanciulle dell’Ospedale della Pietà, dove Vivaldi fece da maestro de’ concerti.
Anche se i concerti con le parti solistiche erano mezzi per dimostrare il grande virtuosismo delle fanciulle, erano anche adatti a mettere in evidenza le qualità dell’orchestra dell’Ospedale nel complesso. I concerti per archi vengono spesso usati come riempitivi o momenti di pausa nei programmi con concerti solistici, il che può anche essere accettabile, ma in questo modo difficilmente si rende giustizia ad essi. Nel libretto di un altro CD con concerti di questo tipo, Lindsay Kemp scrive che essi contengono “scale eleganti, bassi martellanti, arpeggi oscillanti, sequenze di accordi squisitamente elaborate, melodie dolcemente toccanti...”, il che è ampiamente mostrato nei pezzi selezionati per questo CD. L’affettuoso della Sinfonia in Do (RV 116) è molto patetico, e l’adagio del Concerto in Re (RV 123) è un esempio di un movimento lento e pieno di espressività. Una raccolta di dodici concerti ripieni è conservata nella biblioteca del conservatorio di Parigi. Può darsi che siano nati su commissione di un appassionato di musica francese. Contengono alcune caratteristiche dello stile francese, in particolare i ritmi puntati. Il Concerto in Sol minore (RV 157), essendo uno degli esempi più famosi di questa parte dell’opera vivaldiana, appartiene a questo gruppo. Nella Sinfonia in Sol (RV 149) due parti per violino contengono l’aggiunta “con l’arco” e vanno suonate in staccato, mentre altre due parti, così come quelle di viola e violoncello, sono contrassegnate con un pizzicato. Questo illustra che il brano non può essere suonato da un singolo strumento per parte, a dispetto di quanto il primo movimento possa suggerire, avendo solo due parti per violino e una parte per viola e basso continuo. Probabilmente ciò spiega il motivo per cui gli esecutori suonano tutti i concerti e le sinfonie con quattro violini e una viola, violoncello, violone e clavicembalo.
L’incisione è molto bella. I tempi sono scelti bene, senza esagerazioni e senza eccessiva lentezza, come capitava spesso nelle incisioni degli ensembles inglesi di alcuni decenni fa. Furono le mie prime esperienze con questi concerti, ma oggigiorno gli ensembles italiani hanno dimostrato che queste composizioni sono più che semplici riempitivi in un programma di concerti solistici.
Possono essere perfettamente indipendenti e con questa incisione le qualità polifoniche, teatrali e espressive vengono portate alla luce.
Johan van Veen